martedì 11 febbraio 2014

la stanza del silenzio è una boiata pazzesca


Ho provato a contare fino a dieci (e pure a cento), ma purtroppo è più forte di me; la “stanza del silenzio”, inaugurata presso l’ospedale in stile assiro-ferrarese di Cona, alla presenza dell’assessore Chiara Sapigni e al direttore Gabriele Rinaldi, decorata con affresco degli studenti del Dosso Dossi, e con l’accordo di tutti quanti i rappresentanti dei culti riconosciuti e non, è a mio personalissimo avviso, una boiata pazzesca.
Aggiungo che non sto meglio ora che ho fatto questa dichiarazione di contenuto regressivo, reazionario e superficiale, ma almeno non sono costretto pubblicamente a fingere che sia un passo avanti nella tollerante laica plurale democratica e civile società ferrarese, emiliana e italiana. Lo squallido spazio vuoto di alcunché, con un terrificante murale in cui viene riprodotto il deserto e la goccia (a detta della stessa incolpevole autrice, unici simboli che paiono non infastidire il politically correct de noàrtri), è la plastica rappresentazione della civiltà in cui ci troviamo a vivere: il vuoto pneumatico valoriale.
Qualcuno dirà “allora togliamo anche la cappella”, per quanto mi riguarda sì, togliamola; meglio che la casa del Signore resti lontana il più possibile da questo terribile obitorio senza cataletto. Almeno non ci sarebbero infingimenti su cosa debba o voglia rappresentare questo spazio pieno di nulla. Peraltro sul finto rispetto dei culti ci sarebbe molto da dire: il cappellano di Cona non più tardi di sei mesi fa fu esposto alla gogna mediatica cittadina da parte dell’Arcigay per aver messo sulla sua bacheca una pagina di un quotidiano web in cui veniva espresso il dissenso e la disapprovazione per la pseudo “legge contro l’omofobia”. Al tiro al bersaglio, è bene ricordarlo, parteciparono in ordine sparso un po’ tutti coloro che la scorsa settimana hanno applaudito alla plurale laica civile e democratica inaugurazione della stanza del vuoto, a dimostrazione di quanto rispetto reale ci sia per i valori spirituali sbandierati al taglio del nastro di qualche giorno fa.
Si potrebbero aggiungere tante cose, a partire dal fatto che in un ospedale nuovantico dove piove nei corridoi o dove sprofondano le pensiline degli autobus, le forme per manifestare attenzione ai pazienti e ai loro cari potrebbero essere diverse, e i soldi meglio spesi, ma ammetto di non avere i mezzi intellettuali per parlare di cose che non so, e mi rassegno quindi alla protesta in stile fantozziano, rozza e incivile, in attesa di essere messo in ginocchio sui ceci. Spero non nella “stanza del silenzio”…